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Italian summary

Sommario: Introduzione

Tutte le specie di Primati sono intelligenti; alcune utilizzano strumenti, mentre altre mostrano fiducia in se stessi e abilità nel risolvere i problemi. La maggior parte di esse vivono in strutture sociali e in gruppi familiari. Noi siamo Primati.

Per distanziarci dai nostri parenti più stretti, ci riferiamo ad essi come “i Primati non umani”, dato che in questo modo giustifichiamo il loro utilizzo negli esperimenti di laboratorio. Eppure, i nostri cugini primati si sono dimostrati capaci di apprendere l’aritmetica rudimentale, hanno provato di poter effettuare ragionamenti e qualcuno di loro può parlare nel linguaggio dei segni umano. Essi mostrano anche emozioni simili alle nostre, quali affetto, rabbia, tristezza e persino empatia.

Ad ogni modo, sostenere che le nostre somiglianze giustifichino il loro utilizzo nei laboratori significa ignorare a nostro rischio e pericolo le fondamentali differenze a livello cellulare, genetico e di sistema immunitario – differenze che sono importanti al fine dei risultati sperimentali.

Gli esseri umani condividono più del 90% del DNA con la maggior parte dei Primati non umani, ma la natura ci mostra quanta differenza può fare questa piccola percentuale. Comunque, nonostante i nostri compagni Primati differiscano nelle loro reazioni alle sostanze chimiche e alla droga, siamo abbastanza simili da comprendere la loro sofferenza.

Quando sono sradicati dal loro habitat naturale, messi in gabbia, strattonati, trasportati, segregati; quando gli vengono iniettate droghe, quando gli vengono somministrate sostanze chimiche con la forza, sappiamo quanto soffrono.

Eppure, nonostante ciò, e sebbene siano disponibili rispetto a prima più sofisticate alternative all’utilizzo dei Primati, il numero di essi che viene utilizzato in tutto il mondo per tali esperimenti sta crescendo.

Quest’anno oltre 10000 Primati moriranno nei laboratori europei.

Sradicati dall’ambiente naturale

Un terzo delle specie di Primati è a rischio di estinzione. Come i governi dei territori in cui vivono i primati sostengono sforzi disperati per prevenire che i poveri e gli affamati non mangino scimmie per noncuranza, la comunità occidentale di ricerca rivendica il diritto di prendere queste specie per esperimenti non necessari e inaffidabili, quando potrebbero essere utilizzate alternative.

Nelle foreste del Sud America, alcuni cacciatori cercano scimmie della famiglia Aotidae al fine di catturarle e venderle per esperimenti sulla malaria in Colombia.

Le povere scimmie terrorizzate sono strappate dagli alberi, dalla libertà e dalla famiglia.

La foresta è sostituita dalle condizioni aride, simili alla fabbrica, presenti nel laboratorio e alcune scimmie sono messe in isolamento, il che è una vera tortura per loro.

La natura contraria ai principi etici e per niente lungimirante di sradicare animali dal loro habitat naturale, assieme alle sofferenze causate da ciò, è stata riconosciuta dalla direttiva UE 86/609/EEC inerente agli esperimenti sugli animali, oltre venti anni fa. Tuttavia si calcola che il 10% dei Primati presenti nei laboratori dell’Unione Europea proviene dalle regioni selvagge. Le buone intenzioni non sono bastate. E’ necessario interrompere questo commercio.

Abbiamo ben accolto il fatto che la Commissione Europea, nella sua nuova direttiva proposta per sostituire la 86/609 ha inizialmente mostrato una politica chiara secondo cui gli animali catturati dal loro ambiente naturale non dovrebbero essere utilizzati nei laboratori. Tuttavia queste buone intenzioni sono state fatalmente indebolite, permettendo “eccezioni” ingiustificate e di specie a questa regola. Ciò è inaccettabile.

Desta preoccupazioni il fatto che finora il dibattito scientifico sull’utilizzo di Primati nelle attività di ricerca è stato difensivo, generalizzato e dominato da una valutazione inadeguata e da un insufficiente supporto per tecniche di sostituzione scientificamente avanzate.

L’Europa deve stabilire una politica chiara per far finire l’utilizzo di scimmie e di Primati catturati dal loro habitat naturale, eliminando gradualmente l’utilizzo dei primati, fissando criteri che il mondo deve seguire.

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